Archivio mensile:aprile 2012

Attentati in Kenya e Nigeria. E dall’altra bruciano i Corani.

Cosa faresti per far arrabbiare un crociato? Gli bruceresti la Bibbia davanti agli occhi. O se è distante, lo filmi e lo mandi su Internet in diretta.

Dunque. Due giorni fa, due attentati distinti hanno fatto strage di credenti cristiani a Nairobi e a Kano. Due attentati mirati, nei punti di ritrovo dei credenti. Bombe e armi da fuoco, senza pietà, mandati da Boko Haram da una parte, forse mandati da una milizia legata ad Al Qaeda dall’altra. Tra l’altro, si dice sempre così, sulle prime.

Insomma un nuovo attacco di matrice fondamentalista islamica.

E cosa fa il mondo cristiano? Dal Vaticano chiedono «di agire con forza, ma senza volontà di vendetta». Bella frase, che però stringi stringi non significa niente. D’altronde, cosa potrebbero mai dire? Si resta senza parole.

Oltre oceano invece hanno capito tutto. Mentre in Africa scoppiano gli ordigni, negli Usa bruciano pubblicamente il Corano. Come protesta. Lo ha fatto un pastore integralista, Terry Jones, che ha avuto la brillante idea di bruciare il libro sacro e l’immagine di Maometto. Per protesta, contro l’arresto di un religioso cristiano in Iraq. Perché se in Italia mettiamo dentro, giustamente o meno, un musulmano, in Marocco bruciano la Bibbia.

Non ha senso.

Ci sono dei fanatici che in nome delle loro terribili interpretazioni religiose ammazzano la gente innocente. E tu “per protesta” bruci in diretta tv il loro libro sacro. Che non è solo il loro, però, è il libro sacro di milioni di persone innocenti, magari anche del tuo vicino di casa, che forse ti guardava dalla finestra, mentre buttavi il Corano nel falò. Dai.

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«Un altro Hitler, in Iran»: Israele rispolvera lo spauracchio nazista

Ecco una delle tipiche situazioni in cui, a ben guardare le carte, il buono della situazione non lo trovi neanche coprendoti un occhio. L’Iran è sempre più minaccioso. Israele dorme con il dito sul grilletto. Obama chiede gentilmente di non metterlo nei casini e di pazientare almeno fino alle prossime elezioni. Del tipo fatemi rieleggere e poi scatenate pure l’inferno.

L’Ambasciatore di Israele negli Usa Michael Oren cerca però di forzare la mano ricorrendo alla retorica, paragonando l’Ayatollah Ali Khamenei ad Adolf Hitler: «It denies the murder of six million Jews by the Nazis, while pledging to murder another six million».

E non ha mica tutti i torti. Ma queste parole hanno molti pesi, a seconda di chi le ascolta. Israele vuol far credere che le armi atomiche iraniane saranno pronte entro poco, e vuole abbatterle sul nascere. Nessuno però sembra dargli retta, allora calca la mano con le metafore, forse un po’ troppo: Israele è un’armata più che una nazione, aggressiva come nessun altro stato. Non può fare la parte dell’innocente che deve salvarsi dalla rinascita nazista, non dopo aver fatto la parte del cattivo contro i palestinesi per tanti anni.

 

 

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Borghezio: vendiamo la Sicila agli Usa, o ai russi

Dopo un periodo di silenzio torna Borghezio e le spare grosse. Che sembra inutile dirlo, perché il carico di lordume uscito in passato dalla sua laringe dovrebbe proteggerlo da ogni critica, del tipo “ha detto di peggio”. Stavolta possibilmente si è superato, concentrando il succo di anni e anni di ignoranza in poche parole. Lo stesso europarlamentare (noi all’estero mandiamo il meglio del meglio) che commentò come ottime le idee di Breivik, l’autore dell’attentato norvegese l’anno scorso, tre giorni fa ha affermato:
Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti le venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c’e’ speranza .
Lui venderebbe la Sicilia e la Campania. Agli Usa, o a qualche pool di miliardari russi e americani. Una stellina in più sulla bandiera statunitense, o un’isola privata per dei ricconi. Ma quei due neuroni di Borghezio probabilmente sono già stati venduti a qualcuno, ormai lì dentro c’è il vuoto.
La Sicilia, la Campania, ma anche la Sardegna: perché “siamo di fronte a zone completamente improduttive. Sarebbe un po’ alleggerita quella palla al piede che finché siamo tutti insieme appesantisce il nord”.
Borghezio. Europarlamentare ancora per qualche anno. Lo stesso che mandava cartoline di minacce con svastiche e scritte inneggianti Hitler. Lo stesso che fa i complimenti ai terroristi. Lo stesso che nel 2000 ha dato fuoco a pagliericci dove dormivano degli immigrati, sotto un ponte.
Borghezio, europarlamantare.
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Una e semplice regola per i finanziamenti

Massimo Cacciari su L’Espresso sintetizza magistralmente la questione del finanziamento ai partiti:

 Il problema del finanziamento non è la trasparenza, come dice Bersani. Il problema è che meno hanno consensi, più hanno bisogno di soldi e più prendono soldi meno hanno consensi.E non se ne esce, se non azzerando tutto.

La soluzione secondo lui sarebbe una e semplice: «garanzia di assoluta trasparenza nel sostegno da parte dei privati. Ovvero: Tizio finanzia il partito Caio, tutti lo sanno e tutti sanno anche che il partito Caio sarà perciò condizionato dagli interessi di Tizio. Nessuno scandalo: i partiti sono “parte”, infatti, e mai l’intero »

Ma perché queste parole semplicissime che illustrano un progetto incredibilmente banale ci suonano così impossibili? Perché con i partiti che ci sono ora non è fattibile. Che non vuol dire: con il sistema partitico non si può andare avanti. Vuol dire che quelli di ora non possono fare questo cambiamento perché non rientra nelle loro possibilità: comporterebbero da prima un generalizzato aumento del consenso, seguito sicuramente da un crollo poiché finalmente si avrebbe nero su bianco chi c’è dietro ad ogni partito, chi di fatto comanda. E questo non è fattibile, sarebbe un atto suicida , almeno per ABC. E allora. Eh allora.

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Sud Sudan. Chi?

In molti nemmeno sanno che esiste. Il più giovane stato africano è nato senza fare troppo casino. O meglio, lo ha fatto, ma nessuno ha portato la novella intorno, nessun fiocco azzurro ha manifestato la sua presenza. Insomma, se n’è parlato poco.

Il Sud Sudan è indipendente dal Sudan dal luglio del 2011 grazie ad un referendum regionale. Pensate un po’, in Africa, un referendum, una secessione pacifica. Pazzesco.

In effetti fin da subito non sono mancate le controversie sulla frontiera, senza però che i governi dei due stati si ponessero una vera posizione di guerra.

Ieri la situazione è cambiata: il presidente sudanese Omar el Bashir ha dichiarato di voler liberare Juba (capitale del Sudan del Sud) dal SPLM (Sudan People’s Liberation Movement, ovvero il principale movimento d’opposizione a Khartoum, da luglio al potere nello Stato neonato). E motiva l’attacco dicendo che i fratelli del Sud Sudan vogliono essere liberati.

Sì.

Tra uno stato e l’altro c’è la città di Heglig. Ricca di giacimenti petroliferi. E questo spiega tutto, altro che fratellanza. Spiega tutto, soprattutto se si pensa a quanto commesso dallo stesso Bashir nel Darfur, crimini per cui la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha diramato un mandato di cattura. Anche qui, un mandato di cattura di quelli a mo’ di ammonizione, in attesa di chissà quale ipotetico cartellino rosso. Insomma, un’altra guerra in Africa.

Tutt’oggi nel continente africano si contano 24 nazioni in guerra, con 88 parti contrapposte, tra forze governative, milizie, gruppi anarchici.. Un Risiko permanente, di cui non ci interessiamo minimamente. Eppure quel petrolio lo usiamo noi. Solito discorso.

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Cessate il fuoco?

E intanto in Siria continuano ad arrivare armi. Ieri una nave “sospetta” ha attraccato nel porto turco di Iskenderun, sul Mediterraneo. Il sospetto è che la nave sia partita dall’Iran con un notevole carico di armi dirette in Siria. Notevole, circa 6.200 tonnellate. Per questo la sua corsa è stata fermata dall’Onu, che con un ammonimento ha fermato la sua corsa per l’appunto nel porto turco.

Il concetto è che se i carichi sono così grandi non si può pensare che le vie per far entrare le armi in Siria siano irte di ostacoli: altrimenti si userebbero altri sentieri, meno evidenti.

Le armi continuano ad arrivare, e i morti civili e non continuano a crescere proporzionalmente. Ieri gli attivisti anti-regime hanno denunciato altri 17 caduti tra le proprie fila, ovviamente uccisi dalle forze fedeli a Bashar al Assad.

Paradossalmente però la Farnesina e i vari vertici internazionali continuano a parlare del “mantenimento del cessate il fuoco”.

Come se sotto i 30 morti giornalieri non fosse fuoco.

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Antipolitica, ecco il tuo lauto pranzo

Ecco qualche motivo per cui oggi potreste avere un po’ di nausea
  • La Lega che finalmente fa la barbara e deruba il paese
  • Il trio ABC che sputa delle riforme aspettate da anni ma che invece di farlo per via orale sembra farlo per via anale
  • Scajola che torna alla ribalta compiacendosi di portare freschezza, come se uno zombie uscendo dal cimitero portasse la vita in città
  • Personaggi ignobili che si sono ammanettati alla poltrona, piuttosto si fanno lapidare ma non mollano. Vedi Penati.
  • I finanziamenti ai partiti che sono sempre più gonfi anche se tutti vorrebbero cancellarli “ma non possono”. Anche perché nonostante i finanziamenti milionari ricevuti anno dopo anno i conti dei partiti sono color rosso fuoco.
  • La Regione Lombardia che ormai puoi giocarla alla schedina toto-dimissioni.
  • Il populismo sempre più becero che alza il livello dell’antipolitica a livelli disumani e tu non riesci più a capire da che parte stai e allora rinunci a capire, tanto sai che non puoi.

Purtroppo non ci sono rimedi. L’unico sarebbe L’Alternativa, ma più la cerchi più non la trovi, più ti informi e più capisci che non c’è. Allora forse il segreto è proprio questo: aspettare che un’alternativa ti caschi dal cielo, prenderla come viene e farla tua.

Del tipo: non leggere i giornali: fatti ammaliare da un dito alzato, da una pernacchia; o da una parolaccia ben gridata a teatro; o da un elmetto da operaio.

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Neofascisti e buon senso

Sembra che il buon senso sia ormai andato a puttane. Ma non un puttan-tour breve di qualche oretta, no. Ormai il buon senso vive in un bordello, e resta lì.

Dopo la Giornata dell’Orgoglio Padano celebrata proprio nel giorno in cui i leghisti venivano pubblicamente e giustamente schiaffeggiati dalle loro stesse mani, ora la Festa della Liberazione viene “festeggiata” anche dai neofascisti. Come se i tacchini in America si sedessero a tavola a festeggiare il giorno del Ringraziamento. Il tacchino si accomoderebbe a tavola, prenderebbe coltello e forchetta. Ma non appena i convitati osassero affondare quel forchettone nel collega con tanto di ripieno, il tacchino vivo aprofitterebbe dell’attimo di giubilo per inforcare almeno uno o due dei commensali.

Io non dico che i neofascisti attaccheranno i cittadini mentre sfilano per il 25 aprile. Per carità. niente di simile. Ma non ha senso, non ha senso che loro festeggino o comunque partecipino alla commemorazione del la liberazione dall’occupazione nazifascista. Non si può permetterlo. Volete essere presenti? Fatelo, potete, ma senza portare i simboli della vostra ideologia. Che non ci siano fasci o simboli anche solo lontanamente assimilabili al fascio il giorno in cui si festeggia la caduta dei regimi autoritari nel territorio italiano.

Ma il prefetto di Cagliari non la pensa così. Ecco la sua lettera che risponde alla lamentela dell’Anpi di Cagliari, associazione che aveva osato chiedere che le autorità non permettessero il corteo neofascista:

OGGETTO: 25 aprile – Festa della Liberazione Nazionale

Con nota inviata anche a questa Prefettura, codesta Associazione ha stigmatizzato che nella ricorrenza del 25 Aprile, Festa della Liberazione, si svolgano concomitanti manifestazioni organizzate da “gruppi neofascisti” che intenderebbero commemorare la Repubblica Sociale Italiana.

Al riguardo, giova osservare quanto segue.

Come noto, ai sensi dell’art. 17 della Costituzione “i cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente e senz’armi”, salvo preavviso delle riunioni in luogo pubblico alle autorità, “che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”.

Tale specifica garanzia costituzionale, caratterizzata da un generale “favor libertatis”, disciplina nel dettaglio le modalità di esercizio del diritto di riunione, prescrivendo – come limiti oggettivi – che le riunioni si svolgono pacificamente e senz’armi e prevedendo il preavviso ove si tengano in luogo pubblico.

Tutte le riunioni sono, pertanto, tutelate dalla norma costituzionale nella misura in cui si svolgono entro i predetti limiti, essendo sancita la possibilità di divieto preventivo esclusivamente per motivi di sicurezza o incolumità, che debbono essere comprovati, con conseguente necessità di esauriente motivazione circa il concreto pericolo che l’esercizio del diritto potrebbe comportare.

Ciò posto, sempre che siano salvaguardati gli altri interessi costituzionalmente rilevanti (in particolare la libertà di circolazione), non risultano ammissibili ulteriori forme di intervento limitative della libertà in questione, fatte salve le prescrizioni in ordine alla modalità di svolgimento delle manifestazioni dettate dall’autorità di p.s..

Anche in tale occasione, sarà cura delle Forze di Polizia l’attenta vigilanza a garanzia del rispetto dell’ordinato svolgimento della manifestazione da parte dei promotori.

IL PREFETTO
(Balsamo)

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La Lombardia si sgretola, e ci rimanda di vent’anni indietro

Un 1992 in miniatura: in Lombardia la classe dirigente si sta sgretolando giorno dopo giorno. E iniziano a cadere pezzi sempre più grossi. Persino il governatore Formigoni è inscritto nell’inchiesta. Lo scandalo Lega, i faccendieri che iniziano a sembrare un esercito, le tangenti che tornano di nuovo ad essere sinonimo di “fare politica“. Chi si dimette, chi lo farà, chi è costretto, chi si tiene alla poltrona con gli artigli. Si parla di rimpasto, ma come si può sapere che chi parla di rimpasto non sarà il prossimo mattoncino che cade sul marciapiede? Un altro ’92 ma senza un Berlusconi. Per fortuna. Ma anche purtroppo, perché qui cade tutto. E se non c’è una valida alternativa, i morti ritorneranno a marciare sulla terra.
Anche a Parma, per esempio, la classe dirigente è stata falciata. La giunta Vignali è stata fatta a pezzi. Ma i soliti nomi sembrano affacciarsi, nomi di veri dinosauri che avevano dato il via a quello che poi Vignali e compagnia bella avevano solo portato avanti.
Ecco ora farebbe comodo un Berlusconi. Solo un Berlusconi che non sia un criminale, possibilmente non mafioso, non piduista, non puttaniere, non industriale, non coinvolto in una decina di processi, .. sì, in effetti non rimane nessuno.
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Buon compleanno Ratzi

“chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato”

Questa una delle massime dell‘umiltà cristiana cattolica. In linea con questa etica, Papa Ratzinger, nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, ricorda umilmente i tre segnali che, a mò di stella cometa, hanno segnato la sua vita. Così su Repubblica:

In un discorso molto personale, il Papa si è soffermato su tre “segni” che “indicano il cammino” della sua vita. Innazitutto il fatto di essere nato il 16 aprile, lo stesso giorno della nascita di Bernadette, la veggente di Lourdes, e della morte San Benedetto Giuseppe Labre, un santo del settecento conosciuto come il “pellegrino mendicante”. Oltre ai due santi, entrambi francesi, il Papa ha ricordato come il giorno della sua nascita e del suo battesimo sia coinciso con il Sabato Santo “il giorno del silenzio di Dio, dell’apparente assenza”, che invece è preludio dell’annuncio di Risurrezione.

Umile, umile e umile. E lo dice vestito come veste, adornato come è adornato, vivendo dove vive, studiando quello che ha studiato.  Anche qui in linea con le parole dei vangeli:

Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi” Mt (5:38-489)

Umile umile. E saggio.

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