Archivi giornalieri: aprile 10, 2012

Come in un pollaio

Italia divisa in due: chi si lamenta dei partiti, chi del governo Monti. Ma a targhe alterne, così un giorno puoi avercela con l’uno, il giorno dopo con l’altro. Ma d’altra parte il povero Mario – che dichiara infatti un misero milione e mezzo di euro –  non ha colpe, sta facendo il suo lavoro. Lui e gli altri tecno-banchieri non sono altro che il prodotto di un azione non loro, e le loro azioni sono lineari con la loro formazione, non possono fare diversamente.

Se un contadino non riesce più a garantire giorno per giorno la necessaria dose di mangime per i propri polli, non chiama un lupo per amministrare il pollaio. Perché il lupo segue la sua natura: non si porrà il problema del poco mangime, ma dei troppi polli.

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Lega ladrona

Ma se veramente fosse così, se veramente la famiglia padana numero uno fosse più lordosamente ladra di tutte le capitali europee riunite a festa, se veramente Bossi lanciando i suoi incomprensibili turpiloqui incrociasse le dita dietro la nordica schiena… cosa succederà?

Occhei si sono dimessi, lui e il Trota, facendo un doveroso passo indietro (passo che altri non avrebbero fatto, diciamocelo). Altri si dimetteranno, si auspica. Ma poi? Prima Lusi, poi Belsito. E prima di loro un’enciclopedia di nomi indimenticabili obliati. Tesorieri allo sbando, burattini criminalmente ignoranti nelle mani di piccoli imperatori intoccabili. Quando questa bufera si assopirà, e lo farà entro poco, cosa resterà? La risposta è scritta nella storia della Repubblica italiana: poco, pochissimo niente.

Nulla è cambiato, nemmeno quando alla Repubblica si è cercato di chiamare nome. Tò, sono la Seconda repubblica, sono nuova. S’è visto, sì, si vede e purtroppo si vedrà, perché le mamme dei belsiti, dei lusi e le mamme imperiali sono sempre gravide. Già detto. E allora?

E allora un punto di partenza sarebbe smetterla, come si pensa di fare, con i finanziamenti pubblici ai partiti. All’americana: finanziamenti privati, io cittadino ti sostengo e ti do qualche euro, tò, prova a fare il giro in camper della nazione con i miei venti euro. Voglio vedere quanti manifesti attacchi, quante macchine si compra tuo figlio. Chi non riesce a racimolare fondi privati, muore. Non riesco a capire quale delle opzioni sia più schifosamente capitalista: in tutte le maniere da questa prospettiva i partiti sono mucchi di soldi, non di elettori, che a morderlo un euro è sempre duro, privato e pubblico.

Ma il problema è più a fondo, non i soldi ai partiti ma i partiti stessi. Ed è un cane che si morde la coda, perché i partiti che più stanno attirando l’odio degli elettori sono proprio quei gruppi nati come anti-politici e anti-partitici, e adesso a puntare il dito contro di loro sembra quasi di imitare le loro decennali gesta. Si entra poliziotti e si esce ladri. Purtroppo però non tutti escono.

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Ci hanno fregato, e noi ce ne sbattiamo

Ma non è che dobbiamo ripensare tutto da Zero?

Ammettere che così non funziona perché probabilmente non può funzionare in questo modo. Non serve voltare pagina, tanto si resterà sempre nello stesso libro. E che cavolo, chiudiamolo e buttiamolo in un borghese caminetto o in proletario cesso sto libro, e scriviamone un altro. La democrazia, questa democrazia, qui, non funziona. O funziona fuori dai suoi binari, su una ferrovia tutta sua che ha deragliato dalla propria strada già alla prima stazione.

Facciamo un esempio: metto sul mercato una macchina elettrica, che funziona benone, da dio, veloce agile e con un’autonomia di migliaia di chilometri. Dopo il millesimo chilometro si ferma, la porto dal meccanico e questo mi dice: “è finita la benzina”. Ma cazzo non può essere è elettrica! E lui “son cose che si dicono” e mi strizza l’occhiolino “un po’ di benzina la usa, sempre. Ma l’auto è elettrica, anche se, sotto sotto, va a benzina”.

Anche la macchina Italia è così: l’abbiamo comprata democratica, ma già al primo chilometro non lo era. Quel po’ di fango l’ha sempre usato, e tutti lì a farsi l’occhiolino, e tutti a dimenticare subito dopo, a far finta di non vedere, a fregarsene. Non esiste trasparenza, il potere logora, e nessuno sembra salvarsi.

Leggete il giornale di oggi, di ieri, della scorsa settimana. Leggete quello di domani. Dai, smettiamola di farci gli occhiolini e di stringere le spalle.

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