Ci hanno fregato, e noi ce ne sbattiamo

Ma non è che dobbiamo ripensare tutto da Zero?

Ammettere che così non funziona perché probabilmente non può funzionare in questo modo. Non serve voltare pagina, tanto si resterà sempre nello stesso libro. E che cavolo, chiudiamolo e buttiamolo in un borghese caminetto o in proletario cesso sto libro, e scriviamone un altro. La democrazia, questa democrazia, qui, non funziona. O funziona fuori dai suoi binari, su una ferrovia tutta sua che ha deragliato dalla propria strada già alla prima stazione.

Facciamo un esempio: metto sul mercato una macchina elettrica, che funziona benone, da dio, veloce agile e con un’autonomia di migliaia di chilometri. Dopo il millesimo chilometro si ferma, la porto dal meccanico e questo mi dice: “è finita la benzina”. Ma cazzo non può essere è elettrica! E lui “son cose che si dicono” e mi strizza l’occhiolino “un po’ di benzina la usa, sempre. Ma l’auto è elettrica, anche se, sotto sotto, va a benzina”.

Anche la macchina Italia è così: l’abbiamo comprata democratica, ma già al primo chilometro non lo era. Quel po’ di fango l’ha sempre usato, e tutti lì a farsi l’occhiolino, e tutti a dimenticare subito dopo, a far finta di non vedere, a fregarsene. Non esiste trasparenza, il potere logora, e nessuno sembra salvarsi.

Leggete il giornale di oggi, di ieri, della scorsa settimana. Leggete quello di domani. Dai, smettiamola di farci gli occhiolini e di stringere le spalle.

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