Archivi giornalieri: aprile 12, 2012

Soffia già un vento autunnale sulla primavera tunisina

Qualche giorno fa, il 9 aprile, in Tunisia, doveva essere festeggiata la Giornata dei Martiri. Una festa nazionale  che, commemorando l’eccidio effettuato dalle truppe francesi il 9 aprile 1938, doveva essere l’occasione per tutti i partiti progressisti e di sinistra per riprendersi il diritto di manifestare, un anno e rotti dopo la caduta di Ben Ali.

Doveva essere l’occasione, ma non lo è stata. Tutti i gruppi che andavano a formare il corteo sono stati bloccati dal braccio violento del governo provvisorio, del nuovo potere che usa sempre più gli stessi metodi del dittatore che loro stessi hanno cacciato.

Un caso su tutti: il governo provvisorio, dominato dal partito islamista Ennhada, ha approvato la condanna di sette anni inflitta a due giovani blogger per l’accusa di blasfemia, per quanto scritto dai colpevoli sui propri blog.  Gli uomini che sono insorti contro il regime di Ben Ali, brandendo tra le altre cose anche il vessillo dei diritti civili,  condannano i propri concittadini per blasfemia!

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Beppe Grillo e la volpe con la coda di paglia

Grillo può essere paragonato ad una volpe per moltissimi motivi, alcuni lusinghieri, altri un po’ meno.

Un’antica favola popolare narra di una volpe che un giorno rimase intrappolata in una tagliola. La bestia riuscì a liberarsi, ma a spese della propria coda, che restò incastrata nell’ordigno. Vergognandosi della menomazione, la vanitosa volpe cercò di coprire il mozzicone con un surrogato di paglia, escamotage che però non passò inosservato: gli uomini del circondario accesero dunque dei piccoli fuochi vicino ad ogni pollaio, cosicché la volpe, avendo paura di bruciarsi la coda facilmente infiammabile, girò alla larga dalle galline, così che nessuno potesse notare le sue colpe.

Da questa favoletta deriva il proverbio “chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco” e da questo deriva a sua volta il modo di dire “avere la coda di paglia”.

Senza dubbio Beppe Grillo è un gran volpone, basterebbe chiederlo alle centinaia di grillini delusi e indignati sparsi per il Bel paese. Ma questa volta ha dimostrato di avere una delle code di paglia più clamorose della storia italiana.

Sullo scandalo della Lega ha infatti posto la questione  “E’ possibile che in tutto questo casino non c’è un avviso di garanzia? Che non sia stato confermato alcun reato?” aggiungendo che “Si sono tolti l’unico pseudo avversario che avevano: il prossimo sarà Di Pietro e dopo ci saremo noi“.

Vecchio volpone, se questa non è coda di paglia. Vuoi vedere che tra poco  ti mettono sotto casa un’automobile pagata con i soldi pubblici, e te la intestano forzatamente? Ma dai, non è possibile, anche perché tu quei finanziamenti manco li accetti, come da programma elettorale. Con piccole eccezioni. I grillini di Reggio Emilia “per errore” avevano inoltrato a Roma la richiesta di rimborso. Errorino di circa 193 mila euro, sembrava.

Vecchia volpe, senti puzza di bruciato?

Non serve essere politologi per capire che lo scandalo Lega è esploso nel momento giusto, qualcuno ha mosso carte che prima erano restate debitamente celate. Ma quelle carte c’erano, ed è questo il punto, non sono state create dal nulla. Quindi inutile gridare al complotto, volpone.

 


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Siria: quando i grandi non contano niente

Giusto stamattina, quando in Italia erano le 6, è entrato in vigore il cessate il fuoco in Siria tra forze governative e i ribelli.  Non è durato nemmeno sei ore: l’artiglieria di Bashar Al Assad ha ripreso a sparare sul quartiere Quarabis e nell’est del paese. Proprio dove si stavano radunando i dimostranti contro il regime. Civili che avevano risposto positivamente all’appello del Consiglio nazionale siriano, consiglio costituito dagli oppositori del regime all’estero.

Tutto questo succede durante la seconda giornata del vertice del G8, dove si parla proprio della crisi siriana. Mentre i grandi capi sono lì a Washington, sperando che finalmente Mosca prenda le distanze dalle azioni disumane di Assad, questo di punto in bianco decide di cessare la tregua, e di sparare sui civili.

A marzo si parlava di ben 8 mila caduti ad un anno dall’inizio della crisi. La scorsa settimana l’escalation si è fatta più pesante: mille morti in sette giorni, con l’esercito di Assad che arriva a colpire persino i campi profughi in territorio turco.

Un regime, quello di Assad, che è giunto alla fine, emarginato, accerchiato, sgretolato. E che allora decide di fare piazza pulita, di fomentare la crisi anche nei territori circostanti, sperando in chissà che cosa.

Tutto questo mentre i ministri degli esteri del G8 si svegliano, dall’altra parte del mondo. Andati a dormire con un rassicurante cessate il fuoco, pensando come giudicare il regime sanguinario siriano, si svegliano con un’altra orda di civili sotto il fuoco del proprio governo.

Cosa faranno adesso? Quanto durerà ancora il veto russo e cinese?

Intanto le fosse comuni aumentano, diventano sempre più lunghe, tutti i giorni, nonostante il lavoro diplomatico ( a migliaia di chilometri di distanza, in eleganti salotti) continui, nonostante i cessate il fuoco.

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