Archivi giornalieri: aprile 19, 2012

Sud Sudan. Chi?

In molti nemmeno sanno che esiste. Il più giovane stato africano è nato senza fare troppo casino. O meglio, lo ha fatto, ma nessuno ha portato la novella intorno, nessun fiocco azzurro ha manifestato la sua presenza. Insomma, se n’è parlato poco.

Il Sud Sudan è indipendente dal Sudan dal luglio del 2011 grazie ad un referendum regionale. Pensate un po’, in Africa, un referendum, una secessione pacifica. Pazzesco.

In effetti fin da subito non sono mancate le controversie sulla frontiera, senza però che i governi dei due stati si ponessero una vera posizione di guerra.

Ieri la situazione è cambiata: il presidente sudanese Omar el Bashir ha dichiarato di voler liberare Juba (capitale del Sudan del Sud) dal SPLM (Sudan People’s Liberation Movement, ovvero il principale movimento d’opposizione a Khartoum, da luglio al potere nello Stato neonato). E motiva l’attacco dicendo che i fratelli del Sud Sudan vogliono essere liberati.

Sì.

Tra uno stato e l’altro c’è la città di Heglig. Ricca di giacimenti petroliferi. E questo spiega tutto, altro che fratellanza. Spiega tutto, soprattutto se si pensa a quanto commesso dallo stesso Bashir nel Darfur, crimini per cui la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha diramato un mandato di cattura. Anche qui, un mandato di cattura di quelli a mo’ di ammonizione, in attesa di chissà quale ipotetico cartellino rosso. Insomma, un’altra guerra in Africa.

Tutt’oggi nel continente africano si contano 24 nazioni in guerra, con 88 parti contrapposte, tra forze governative, milizie, gruppi anarchici.. Un Risiko permanente, di cui non ci interessiamo minimamente. Eppure quel petrolio lo usiamo noi. Solito discorso.

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Cessate il fuoco?

E intanto in Siria continuano ad arrivare armi. Ieri una nave “sospetta” ha attraccato nel porto turco di Iskenderun, sul Mediterraneo. Il sospetto è che la nave sia partita dall’Iran con un notevole carico di armi dirette in Siria. Notevole, circa 6.200 tonnellate. Per questo la sua corsa è stata fermata dall’Onu, che con un ammonimento ha fermato la sua corsa per l’appunto nel porto turco.

Il concetto è che se i carichi sono così grandi non si può pensare che le vie per far entrare le armi in Siria siano irte di ostacoli: altrimenti si userebbero altri sentieri, meno evidenti.

Le armi continuano ad arrivare, e i morti civili e non continuano a crescere proporzionalmente. Ieri gli attivisti anti-regime hanno denunciato altri 17 caduti tra le proprie fila, ovviamente uccisi dalle forze fedeli a Bashar al Assad.

Paradossalmente però la Farnesina e i vari vertici internazionali continuano a parlare del “mantenimento del cessate il fuoco”.

Come se sotto i 30 morti giornalieri non fosse fuoco.

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