Archivi categoria: Politicheggiando

Borghezio: vendiamo la Sicila agli Usa, o ai russi

Dopo un periodo di silenzio torna Borghezio e le spare grosse. Che sembra inutile dirlo, perché il carico di lordume uscito in passato dalla sua laringe dovrebbe proteggerlo da ogni critica, del tipo “ha detto di peggio”. Stavolta possibilmente si è superato, concentrando il succo di anni e anni di ignoranza in poche parole. Lo stesso europarlamentare (noi all’estero mandiamo il meglio del meglio) che commentò come ottime le idee di Breivik, l’autore dell’attentato norvegese l’anno scorso, tre giorni fa ha affermato:
Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti le venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c’e’ speranza .
Lui venderebbe la Sicilia e la Campania. Agli Usa, o a qualche pool di miliardari russi e americani. Una stellina in più sulla bandiera statunitense, o un’isola privata per dei ricconi. Ma quei due neuroni di Borghezio probabilmente sono già stati venduti a qualcuno, ormai lì dentro c’è il vuoto.
La Sicilia, la Campania, ma anche la Sardegna: perché “siamo di fronte a zone completamente improduttive. Sarebbe un po’ alleggerita quella palla al piede che finché siamo tutti insieme appesantisce il nord”.
Borghezio. Europarlamentare ancora per qualche anno. Lo stesso che mandava cartoline di minacce con svastiche e scritte inneggianti Hitler. Lo stesso che fa i complimenti ai terroristi. Lo stesso che nel 2000 ha dato fuoco a pagliericci dove dormivano degli immigrati, sotto un ponte.
Borghezio, europarlamantare.
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Una e semplice regola per i finanziamenti

Massimo Cacciari su L’Espresso sintetizza magistralmente la questione del finanziamento ai partiti:

 Il problema del finanziamento non è la trasparenza, come dice Bersani. Il problema è che meno hanno consensi, più hanno bisogno di soldi e più prendono soldi meno hanno consensi.E non se ne esce, se non azzerando tutto.

La soluzione secondo lui sarebbe una e semplice: «garanzia di assoluta trasparenza nel sostegno da parte dei privati. Ovvero: Tizio finanzia il partito Caio, tutti lo sanno e tutti sanno anche che il partito Caio sarà perciò condizionato dagli interessi di Tizio. Nessuno scandalo: i partiti sono “parte”, infatti, e mai l’intero »

Ma perché queste parole semplicissime che illustrano un progetto incredibilmente banale ci suonano così impossibili? Perché con i partiti che ci sono ora non è fattibile. Che non vuol dire: con il sistema partitico non si può andare avanti. Vuol dire che quelli di ora non possono fare questo cambiamento perché non rientra nelle loro possibilità: comporterebbero da prima un generalizzato aumento del consenso, seguito sicuramente da un crollo poiché finalmente si avrebbe nero su bianco chi c’è dietro ad ogni partito, chi di fatto comanda. E questo non è fattibile, sarebbe un atto suicida , almeno per ABC. E allora. Eh allora.

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Antipolitica, ecco il tuo lauto pranzo

Ecco qualche motivo per cui oggi potreste avere un po’ di nausea
  • La Lega che finalmente fa la barbara e deruba il paese
  • Il trio ABC che sputa delle riforme aspettate da anni ma che invece di farlo per via orale sembra farlo per via anale
  • Scajola che torna alla ribalta compiacendosi di portare freschezza, come se uno zombie uscendo dal cimitero portasse la vita in città
  • Personaggi ignobili che si sono ammanettati alla poltrona, piuttosto si fanno lapidare ma non mollano. Vedi Penati.
  • I finanziamenti ai partiti che sono sempre più gonfi anche se tutti vorrebbero cancellarli “ma non possono”. Anche perché nonostante i finanziamenti milionari ricevuti anno dopo anno i conti dei partiti sono color rosso fuoco.
  • La Regione Lombardia che ormai puoi giocarla alla schedina toto-dimissioni.
  • Il populismo sempre più becero che alza il livello dell’antipolitica a livelli disumani e tu non riesci più a capire da che parte stai e allora rinunci a capire, tanto sai che non puoi.

Purtroppo non ci sono rimedi. L’unico sarebbe L’Alternativa, ma più la cerchi più non la trovi, più ti informi e più capisci che non c’è. Allora forse il segreto è proprio questo: aspettare che un’alternativa ti caschi dal cielo, prenderla come viene e farla tua.

Del tipo: non leggere i giornali: fatti ammaliare da un dito alzato, da una pernacchia; o da una parolaccia ben gridata a teatro; o da un elmetto da operaio.

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Neofascisti e buon senso

Sembra che il buon senso sia ormai andato a puttane. Ma non un puttan-tour breve di qualche oretta, no. Ormai il buon senso vive in un bordello, e resta lì.

Dopo la Giornata dell’Orgoglio Padano celebrata proprio nel giorno in cui i leghisti venivano pubblicamente e giustamente schiaffeggiati dalle loro stesse mani, ora la Festa della Liberazione viene “festeggiata” anche dai neofascisti. Come se i tacchini in America si sedessero a tavola a festeggiare il giorno del Ringraziamento. Il tacchino si accomoderebbe a tavola, prenderebbe coltello e forchetta. Ma non appena i convitati osassero affondare quel forchettone nel collega con tanto di ripieno, il tacchino vivo aprofitterebbe dell’attimo di giubilo per inforcare almeno uno o due dei commensali.

Io non dico che i neofascisti attaccheranno i cittadini mentre sfilano per il 25 aprile. Per carità. niente di simile. Ma non ha senso, non ha senso che loro festeggino o comunque partecipino alla commemorazione del la liberazione dall’occupazione nazifascista. Non si può permetterlo. Volete essere presenti? Fatelo, potete, ma senza portare i simboli della vostra ideologia. Che non ci siano fasci o simboli anche solo lontanamente assimilabili al fascio il giorno in cui si festeggia la caduta dei regimi autoritari nel territorio italiano.

Ma il prefetto di Cagliari non la pensa così. Ecco la sua lettera che risponde alla lamentela dell’Anpi di Cagliari, associazione che aveva osato chiedere che le autorità non permettessero il corteo neofascista:

OGGETTO: 25 aprile – Festa della Liberazione Nazionale

Con nota inviata anche a questa Prefettura, codesta Associazione ha stigmatizzato che nella ricorrenza del 25 Aprile, Festa della Liberazione, si svolgano concomitanti manifestazioni organizzate da “gruppi neofascisti” che intenderebbero commemorare la Repubblica Sociale Italiana.

Al riguardo, giova osservare quanto segue.

Come noto, ai sensi dell’art. 17 della Costituzione “i cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente e senz’armi”, salvo preavviso delle riunioni in luogo pubblico alle autorità, “che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”.

Tale specifica garanzia costituzionale, caratterizzata da un generale “favor libertatis”, disciplina nel dettaglio le modalità di esercizio del diritto di riunione, prescrivendo – come limiti oggettivi – che le riunioni si svolgono pacificamente e senz’armi e prevedendo il preavviso ove si tengano in luogo pubblico.

Tutte le riunioni sono, pertanto, tutelate dalla norma costituzionale nella misura in cui si svolgono entro i predetti limiti, essendo sancita la possibilità di divieto preventivo esclusivamente per motivi di sicurezza o incolumità, che debbono essere comprovati, con conseguente necessità di esauriente motivazione circa il concreto pericolo che l’esercizio del diritto potrebbe comportare.

Ciò posto, sempre che siano salvaguardati gli altri interessi costituzionalmente rilevanti (in particolare la libertà di circolazione), non risultano ammissibili ulteriori forme di intervento limitative della libertà in questione, fatte salve le prescrizioni in ordine alla modalità di svolgimento delle manifestazioni dettate dall’autorità di p.s..

Anche in tale occasione, sarà cura delle Forze di Polizia l’attenta vigilanza a garanzia del rispetto dell’ordinato svolgimento della manifestazione da parte dei promotori.

IL PREFETTO
(Balsamo)

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La Lombardia si sgretola, e ci rimanda di vent’anni indietro

Un 1992 in miniatura: in Lombardia la classe dirigente si sta sgretolando giorno dopo giorno. E iniziano a cadere pezzi sempre più grossi. Persino il governatore Formigoni è inscritto nell’inchiesta. Lo scandalo Lega, i faccendieri che iniziano a sembrare un esercito, le tangenti che tornano di nuovo ad essere sinonimo di “fare politica“. Chi si dimette, chi lo farà, chi è costretto, chi si tiene alla poltrona con gli artigli. Si parla di rimpasto, ma come si può sapere che chi parla di rimpasto non sarà il prossimo mattoncino che cade sul marciapiede? Un altro ’92 ma senza un Berlusconi. Per fortuna. Ma anche purtroppo, perché qui cade tutto. E se non c’è una valida alternativa, i morti ritorneranno a marciare sulla terra.
Anche a Parma, per esempio, la classe dirigente è stata falciata. La giunta Vignali è stata fatta a pezzi. Ma i soliti nomi sembrano affacciarsi, nomi di veri dinosauri che avevano dato il via a quello che poi Vignali e compagnia bella avevano solo portato avanti.
Ecco ora farebbe comodo un Berlusconi. Solo un Berlusconi che non sia un criminale, possibilmente non mafioso, non piduista, non puttaniere, non industriale, non coinvolto in una decina di processi, .. sì, in effetti non rimane nessuno.
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Udite udite, la Minetti come la Iotti

L’onorevole Santanchè ha perso un’ulteriore occasione per starsene zitta. In un’intervista a Radio 24, parlando dei nuovi sviluppi dello scandalo Papi-Minetti, ha affermato:

La Minetti? Anche Togliatti aveva come amante la Iotti, poi lei è diventata il primo presidente donna alla Camera, e sicuramente non aveva vinto concorsi. Nessuna delle due ha vinto un concorso, questo è sicuro”.

Ora, che la Santanchè non sia abituata a pensare prima di aprir bocca, non è una novità. Che spesso continui a parlare nonostante tutti sappiano che dice il falso, nemmeno (basti ricordare l’increscioso episodio con le donne islamiche, pochi anni fa). Ma riempirsi la bocca con nomi più grandi di lei è l’apice della sua inadeguatezza. Inadeguata, perché lo sproloquio di cui sopra dimostra come l’onorevole non abbia la più pallida idea di come e quando Nilde Iotti divenne Presidente della Camera: ben tre lustri dopo la morte di Togliatti, che sì, fu suo amante – ma certamente non la nominò dall’aldilà con quindici anni di ritardo.

Di più: la Iotti ricoprì tale carica per una dozzina d’anni, dal 1979 al 1992, il che dimostra la capacità politica di quella donna, che non dovrebbe in nessun modo essere accostata ad un umano di tutt’altra fatta come la Minetti, men che meno per bocca della Santanchè.

La stessa Santanchè, che dopo aver zompato un po’ in tutta la destra italiana è capitolata come onorevole Pdl, ha passato anni ha sfottere il Papi “tanto non glela do”, per poi piegarsi ad una ripagata alleanza-sottomissione. Che almeno si risparmi tirate storico-moraleggianti sulle quote rosa italiane.

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Pulizie fatte?

Le pulizie di primavera secondo Maroni sono già terminate. C’ha messo meno lui a ripulire la Lega che io a svuotare gli armadi. Come e cosa ha fatto? Ha cacciato Belsito ed espulso la “pasionaria” la”ribelle” “la terrona” “la nera” Rosy Mauro. Elencando tutti i soprannomi della Vicepresidente del Senato sembra che abbiano fatto qualcosina di più che ufficializzare la partenza del tesoriere, scontata, e dire a gran voce quello che era già stato urlato da tutti.

Ma.. Pulizie finite? Il piccolo Renzo Bossi non l’ha toccato nessuno, Maroni non ha osato chiedere che fosse allontanato dal partito. Eh sì, è pur sempre figlio del creatore. Ma.. Pulizie finite? Ma se proprio ieri nel gioco delle intercettazioni è finito nei guai anche Calderoli, che alla pari di Maroni è un triumviro leghista? Ma.. pulizie finite? Il tesoriere del Carroccio Emiliano , stando alla Gazzetta di Reggio, sembrerebbe indagato, insieme ad altri quattro esponenti. E ancora, come si può parlare di pulizia terminata se proprio ieri è stato arrestato Allegri, ex assessore leghista piacentino, per corruzione e concussione?

Come si può parlare di pulizia, con tanto di scope in mano, se tutti quelli che ti stanno attorno hanno schizzi di fango fino alle orecchie? Maroni fa le pulizie come i bambini: per spolverare gli scaffali passano lo straccio tra un soprammobile e l’altro, senza spostare nulla: qui un Trota, lì un Calderoli, gli gira ben attorno, alla romana, avrebbe detto Maroni vent’anni fa.

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Beppe Grillo e la volpe con la coda di paglia

Grillo può essere paragonato ad una volpe per moltissimi motivi, alcuni lusinghieri, altri un po’ meno.

Un’antica favola popolare narra di una volpe che un giorno rimase intrappolata in una tagliola. La bestia riuscì a liberarsi, ma a spese della propria coda, che restò incastrata nell’ordigno. Vergognandosi della menomazione, la vanitosa volpe cercò di coprire il mozzicone con un surrogato di paglia, escamotage che però non passò inosservato: gli uomini del circondario accesero dunque dei piccoli fuochi vicino ad ogni pollaio, cosicché la volpe, avendo paura di bruciarsi la coda facilmente infiammabile, girò alla larga dalle galline, così che nessuno potesse notare le sue colpe.

Da questa favoletta deriva il proverbio “chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco” e da questo deriva a sua volta il modo di dire “avere la coda di paglia”.

Senza dubbio Beppe Grillo è un gran volpone, basterebbe chiederlo alle centinaia di grillini delusi e indignati sparsi per il Bel paese. Ma questa volta ha dimostrato di avere una delle code di paglia più clamorose della storia italiana.

Sullo scandalo della Lega ha infatti posto la questione  “E’ possibile che in tutto questo casino non c’è un avviso di garanzia? Che non sia stato confermato alcun reato?” aggiungendo che “Si sono tolti l’unico pseudo avversario che avevano: il prossimo sarà Di Pietro e dopo ci saremo noi“.

Vecchio volpone, se questa non è coda di paglia. Vuoi vedere che tra poco  ti mettono sotto casa un’automobile pagata con i soldi pubblici, e te la intestano forzatamente? Ma dai, non è possibile, anche perché tu quei finanziamenti manco li accetti, come da programma elettorale. Con piccole eccezioni. I grillini di Reggio Emilia “per errore” avevano inoltrato a Roma la richiesta di rimborso. Errorino di circa 193 mila euro, sembrava.

Vecchia volpe, senti puzza di bruciato?

Non serve essere politologi per capire che lo scandalo Lega è esploso nel momento giusto, qualcuno ha mosso carte che prima erano restate debitamente celate. Ma quelle carte c’erano, ed è questo il punto, non sono state create dal nulla. Quindi inutile gridare al complotto, volpone.

 


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La sentenza popolare è stata già emessa

Qualche lacrima l’ha lasciata cadere, e sembrava sincera. Nessuna pietà per quelli che rubano i soldi pubblici, assolutamente. Ma il vecchio Bossi ieri sera alla giornata dell’Orgoglio – quel poco che è rimasto – Padano era veramente distrutto. Come se solo ieri sera si fosse reso conto che il mito di Bossi era solo e unicamente un mito, e per di più finito. E sopravvivere al proprio mito non è certamente una cosetta da niente, dopo aver passato anni e anni ad intrecciare una gioventù agra, una battaglia continua, un sacrificio dietro l’altro.

Finché non rubo io nella Lega, non ruba nessuno

Parlava così nel 1989. Ma in 23 anni avrà cambiato idea. Poco dopo partorì una seconda sentenza che, letta oggi, si arricchisce di ben altri significati:

Sono tutti ladri, la sentenza popolare è stata già emessa, poco importa l’esito dei processi. I politici dei partiti hanno subìto la condanna dell’opinione pubblica che è, come tutte le condanne popolari, sovente spietata, talvolta ingiusta con gli individui, ma spesso storicamente esatta e sempre politicamente inappellabile. Conta poco sapere se si è arricchito personalmente o ha preso soldi per il partito. Questo conta in sede penale ma non cambia la sentenza politica che è di colpevolezza.

E tutto questo, riassumendo il discorso di ieri sera, anche e soprattutto perché non è stato un buon padre. Doveva imitare Silvio, dice lui. Eh sì, quello sì che li ha tirati su bene.

Come in un pollaio

Italia divisa in due: chi si lamenta dei partiti, chi del governo Monti. Ma a targhe alterne, così un giorno puoi avercela con l’uno, il giorno dopo con l’altro. Ma d’altra parte il povero Mario – che dichiara infatti un misero milione e mezzo di euro –  non ha colpe, sta facendo il suo lavoro. Lui e gli altri tecno-banchieri non sono altro che il prodotto di un azione non loro, e le loro azioni sono lineari con la loro formazione, non possono fare diversamente.

Se un contadino non riesce più a garantire giorno per giorno la necessaria dose di mangime per i propri polli, non chiama un lupo per amministrare il pollaio. Perché il lupo segue la sua natura: non si porrà il problema del poco mangime, ma dei troppi polli.

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