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La Lombardia si sgretola, e ci rimanda di vent’anni indietro

Un 1992 in miniatura: in Lombardia la classe dirigente si sta sgretolando giorno dopo giorno. E iniziano a cadere pezzi sempre più grossi. Persino il governatore Formigoni è inscritto nell’inchiesta. Lo scandalo Lega, i faccendieri che iniziano a sembrare un esercito, le tangenti che tornano di nuovo ad essere sinonimo di “fare politica“. Chi si dimette, chi lo farà, chi è costretto, chi si tiene alla poltrona con gli artigli. Si parla di rimpasto, ma come si può sapere che chi parla di rimpasto non sarà il prossimo mattoncino che cade sul marciapiede? Un altro ’92 ma senza un Berlusconi. Per fortuna. Ma anche purtroppo, perché qui cade tutto. E se non c’è una valida alternativa, i morti ritorneranno a marciare sulla terra.
Anche a Parma, per esempio, la classe dirigente è stata falciata. La giunta Vignali è stata fatta a pezzi. Ma i soliti nomi sembrano affacciarsi, nomi di veri dinosauri che avevano dato il via a quello che poi Vignali e compagnia bella avevano solo portato avanti.
Ecco ora farebbe comodo un Berlusconi. Solo un Berlusconi che non sia un criminale, possibilmente non mafioso, non piduista, non puttaniere, non industriale, non coinvolto in una decina di processi, .. sì, in effetti non rimane nessuno.
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Udite udite, la Minetti come la Iotti

L’onorevole Santanchè ha perso un’ulteriore occasione per starsene zitta. In un’intervista a Radio 24, parlando dei nuovi sviluppi dello scandalo Papi-Minetti, ha affermato:

La Minetti? Anche Togliatti aveva come amante la Iotti, poi lei è diventata il primo presidente donna alla Camera, e sicuramente non aveva vinto concorsi. Nessuna delle due ha vinto un concorso, questo è sicuro”.

Ora, che la Santanchè non sia abituata a pensare prima di aprir bocca, non è una novità. Che spesso continui a parlare nonostante tutti sappiano che dice il falso, nemmeno (basti ricordare l’increscioso episodio con le donne islamiche, pochi anni fa). Ma riempirsi la bocca con nomi più grandi di lei è l’apice della sua inadeguatezza. Inadeguata, perché lo sproloquio di cui sopra dimostra come l’onorevole non abbia la più pallida idea di come e quando Nilde Iotti divenne Presidente della Camera: ben tre lustri dopo la morte di Togliatti, che sì, fu suo amante – ma certamente non la nominò dall’aldilà con quindici anni di ritardo.

Di più: la Iotti ricoprì tale carica per una dozzina d’anni, dal 1979 al 1992, il che dimostra la capacità politica di quella donna, che non dovrebbe in nessun modo essere accostata ad un umano di tutt’altra fatta come la Minetti, men che meno per bocca della Santanchè.

La stessa Santanchè, che dopo aver zompato un po’ in tutta la destra italiana è capitolata come onorevole Pdl, ha passato anni ha sfottere il Papi “tanto non glela do”, per poi piegarsi ad una ripagata alleanza-sottomissione. Che almeno si risparmi tirate storico-moraleggianti sulle quote rosa italiane.

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