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Cessate il fuoco?

E intanto in Siria continuano ad arrivare armi. Ieri una nave “sospetta” ha attraccato nel porto turco di Iskenderun, sul Mediterraneo. Il sospetto è che la nave sia partita dall’Iran con un notevole carico di armi dirette in Siria. Notevole, circa 6.200 tonnellate. Per questo la sua corsa è stata fermata dall’Onu, che con un ammonimento ha fermato la sua corsa per l’appunto nel porto turco.

Il concetto è che se i carichi sono così grandi non si può pensare che le vie per far entrare le armi in Siria siano irte di ostacoli: altrimenti si userebbero altri sentieri, meno evidenti.

Le armi continuano ad arrivare, e i morti civili e non continuano a crescere proporzionalmente. Ieri gli attivisti anti-regime hanno denunciato altri 17 caduti tra le proprie fila, ovviamente uccisi dalle forze fedeli a Bashar al Assad.

Paradossalmente però la Farnesina e i vari vertici internazionali continuano a parlare del “mantenimento del cessate il fuoco”.

Come se sotto i 30 morti giornalieri non fosse fuoco.

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Siria: quando i grandi non contano niente

Giusto stamattina, quando in Italia erano le 6, è entrato in vigore il cessate il fuoco in Siria tra forze governative e i ribelli.  Non è durato nemmeno sei ore: l’artiglieria di Bashar Al Assad ha ripreso a sparare sul quartiere Quarabis e nell’est del paese. Proprio dove si stavano radunando i dimostranti contro il regime. Civili che avevano risposto positivamente all’appello del Consiglio nazionale siriano, consiglio costituito dagli oppositori del regime all’estero.

Tutto questo succede durante la seconda giornata del vertice del G8, dove si parla proprio della crisi siriana. Mentre i grandi capi sono lì a Washington, sperando che finalmente Mosca prenda le distanze dalle azioni disumane di Assad, questo di punto in bianco decide di cessare la tregua, e di sparare sui civili.

A marzo si parlava di ben 8 mila caduti ad un anno dall’inizio della crisi. La scorsa settimana l’escalation si è fatta più pesante: mille morti in sette giorni, con l’esercito di Assad che arriva a colpire persino i campi profughi in territorio turco.

Un regime, quello di Assad, che è giunto alla fine, emarginato, accerchiato, sgretolato. E che allora decide di fare piazza pulita, di fomentare la crisi anche nei territori circostanti, sperando in chissà che cosa.

Tutto questo mentre i ministri degli esteri del G8 si svegliano, dall’altra parte del mondo. Andati a dormire con un rassicurante cessate il fuoco, pensando come giudicare il regime sanguinario siriano, si svegliano con un’altra orda di civili sotto il fuoco del proprio governo.

Cosa faranno adesso? Quanto durerà ancora il veto russo e cinese?

Intanto le fosse comuni aumentano, diventano sempre più lunghe, tutti i giorni, nonostante il lavoro diplomatico ( a migliaia di chilometri di distanza, in eleganti salotti) continui, nonostante i cessate il fuoco.

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